
Claudio Terzi
Intervista esclusiva allo storico capitano della promozione in Serie A dello Spezia Calcio.
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Storico capitano e simbolo di una cavalcata epica verso la prima, storica Promozione in Serie A dello Spezia Calcio. Dal 2015 al 2021 punto di riferimento in campo, leggenda ed entrato di diritto nella Hall of Fame del club, Claudio Terzi ha poi iniziato il suo percorso in panchina partendo proprio dalle giovanili aquilotte, fino alla Primavera.
La prima panchina con una prima squadra è al Ligorna in Serie D con idee chiare e una forte identità di gioco. In questa intervista abbiamo ripercorso le tappe della sua carriera, l'indissolubile legame con la piazza spezzina e la sua visione da allenatore, costruita guardando ai modelli incontrati sul campo, da Antonio Conte a Vincenzo Italiano.
Ringraziamo sinceramente Claudio Terzi per la disponibilità e il tempo che ci ha dedicato Buona lettura!
Credits: Zenaeration | NVM News




tackle: Prima di arrivare in Liguria ha vissuto piazze come Bologna, Siena, Napoli e Palermo. Guardandosi indietro, che tipo di calcio era quello e quali differenze sostanziali nota a livello tattico ma anche atletico rispetto al calcio di oggi?
Claudio Terzi: Il calcio è cambiato tanto rispetto a quando ho iniziato a giocare. Oggi sicuramente ci sono ritmi più alti, una maggiore intensità e una preparazione molto più approfondita sotto tutti gli aspetti, da quello atletico a quello tattico. Le squadre sono sempre più organizzate, si lavora molto sulle pressioni, sulle riaggressioni e sulla capacità di occupare gli spazi. Anche il ruolo del difensore è cambiato, perché oggi viene richiesta una qualità importante nella costruzione del gioco e nella gestione del pallone. Quando ho iniziato c'erano caratteristiche differenti e probabilmente si dava maggiore importanza ad altri aspetti, soprattutto nei duelli individuali. Ho avuto la fortuna di attraversare diverse fasi di questa evoluzione e credo che sia stato molto formativo. Oggi, da allenatore, cerco di portare con me quanto ho imparato, adattandolo naturalmente alle esigenze del calcio attuale.




tackle: Dal 2015 al 2021 è stato la colonna portante dello Spezia Calcio, diventando una vera e propria leggenda per il club e per l'intera piazza. Anni storici con la maglia delle aquile, culminati con la storica promozione in Serie A guidata con la fascia da capitano al braccio. Che cosa ha significato per lei quel ciclo e quanto è profondo oggi il suo legame con la città e i tifosi spezzini?
Claudio Terzi: Spezia rappresenta una parte importantissima della mia vita, non soltanto dal punto di vista calcistico ma anche umano. Ho vissuto anni straordinari, nei quali abbiamo costruito qualcosa che resterà per sempre nella storia della società e della città. La promozione in Serie A è stata il coronamento di un percorso lungo, fatto di lavoro, sacrifici e momenti anche difficili, che siamo riusciti a superare grazie alla forza del gruppo. Aver vissuto quella conquista da capitano è stata un'emozione enorme, qualcosa che porterò sempre con me. Con la città e con i tifosi è rimasto un legame molto forte, perché quando condividi certe esperienze si crea un rapporto che va oltre il calcio. Spezia mi ha dato tantissimo anche nella mia crescita personale e professionale e sono molto riconoscente per tutto quello che ho vissuto




tackle: In carriera ha lavorato con allenatori dalle filosofie molto differenti. Chi le ha lasciato l'impronta più forte e quali principi appresi in quegli anni sta cercando di riproporre da allenatore nelle sue squadre?
Claudio Terzi: Ho avuto la fortuna di lavorare con tanti allenatori importanti e da ognuno ho cercato di prendere qualcosa. Sicuramente Antonio Conte e Vincenzo Italiano sono due allenatori che mi hanno lasciato tantissimo, anche se con metodologie e idee differenti. Da loro ho imparato soprattutto l'importanza del lavoro quotidiano, dell'intensità, della cura dei dettagli e della necessità di dare un'identità precisa alla squadra. Credo però che un allenatore debba costruire una propria filosofia, senza cercare di copiare nessuno. Io voglio una squadra propositiva, che abbia il coraggio di giocare, che cerchi di riconquistare velocemente il pallone e che sia organizzata in entrambe le fasi. Allo stesso tempo ritengo fondamentale l'aspetto umano, perché devi essere bravo a coinvolgere tutti i giocatori e a far capire che ognuno può essere determinante, anche chi parte dalla panchina. È un percorso nel quale sto ancora imparando tanto e voglio continuare a migliorarmi ogni giorno.




tackle: Il "tackle" di Claudio Terzi: Ripercorrendo la sua storia dentro e fuori dal campo, qual è l'insegnamento più forte e deciso, qual è il tackle che sente di voler trasmettere alle nuove generazioni di calciatori?
Claudio Terzi: Credo che l'insegnamento più importante sia quello di non dare mai niente per scontato e di affrontare ogni giorno con la voglia di migliorarsi. Nel calcio il talento è importante, ma da solo non basta. Servono sacrificio, umiltà, disponibilità al lavoro e soprattutto la capacità di reagire alle difficoltà. Durante la mia carriera ho vissuto momenti bellissimi, ma anche situazioni complicate, e sono convinto che siano proprio queste ultime a farti crescere maggiormente. Ai giovani cerco di trasmettere l'importanza di avere sempre la mentalità giusta, di allenarsi con intensità e di vivere ogni pallone, anche quello apparentemente più banale, come se fosse il più importante. Perché alla fine sono l'atteggiamento e il lavoro quotidiano a fare la differenza. Bisogna avere ambizione, ma mantenendo sempre i piedi per terra e la voglia di imparare.



