Jimmy Hogan

Un profilo molto importante ed influente, quasi totalmente sconosciuto per le nuove generazioni. La perfetta rappresentazione del genio incompreso, troppo complesso e troppo anticonformista per essere capito.

ARTICOLO

Andrea Scirocco - 3/11/2026

Nella rubrica di oggi abbiamo deciso di trattare un profilo molto importante ed influente ma in contemporanea quasi totalmente sconosciuto per le nuove generazioni.

Nato nel 1882, James Hogan, è la perfetta rappresentazione del genio incompreso, troppo complesso e troppo anticonformista per essere capito. La sua storia ha inizio in Inghilterra, sua patria, dove cresce in una numerosa famiglia cattolica dalla quale ereditò i forti valori etici della fede.

Il calcio entra a far parte della sua vita in punta di piedi come passione dilettevole dopo le ore di lavoro ed è proprio in questo periodo che diventa ossessionato dai dettagli tecnici.

Questa ossessione cambierà la storia del calcio moderno. Hogan divenne un calciatore professionista nel 1903 ma la sua carriera come pedina nel calcio giocato durò estremamente poco ritirandosi così nel 1910 ma è proprio questo periodo che radicalizza sempre di più dentro di sé il pensiero che un gioco veloce ed intelligente batta sempre la sola e mera forza.

I continui infortuni accusati in carriera lo obbligarono a ritirarsi ma la sua passione per questo sport lo fece rimanere legato al rettangolo verde così facendo cambio veste e indosso i panni di allenatore.

Hogan non sentendosi capito nella sua madre patria, nel 1910, accetta una chiamata dal Dordrecht in Olanda dove inizia a diffondere la sua filosofia, notato dalla federazione olandese gli venne affidata la guida della nazionale che portò ad uno straordinario successo nell’amichevole contro la Germania per 2-1.

Nel biennio successivo si trasferisce sulle sponde del Danubio dove si occupò della preparazione della nazionale austriaca per le Olimpiadi del 1916 ma proprio nel mezzo della sua rifondazione del calcio austriaco fu arrestato poiché venne considerato nemico in quanto cittadino britannico.

La propria carica lo protegge della prigionia e gli venne concesso il trasferimento a Budapest in Ungheria dove gli venne affidato il comando del MTK Budapest dove mette in mostra le sue doti creando una vera e propria armata vincendo la bellezza di 5 campionati consecutivi e ponendo le basi per la nascita di una generazione di campioni.

Una volta concluso il trionfante periodo ungherese iniziò un viaggio itinerante in giro per l’Europa nella quale allenerà in Svizzera, in Germania e nuovamente in Austria. L’unica vera opportunità concessa all’allenatore britannico in madre patria arriva nel 1936 dove gli venne affidata la panchina dell’Aston Villa.

Rimane a Birmingham per tre stagioni riuscendo a raggiungere la promozione nella massima serie ed inoltre rifonda il settore giovanile del club.

Hogan dedica i suoi ultimi anni di operato lontano dalla panchina ma non distante dal suo sport amato, infatti ricopre il ruolo di responsabile dei settori giovanili per club importanti come Celtic e Aston Villa.

Nel 1974 Jimmy Hogan si spegne all’età di 91 ma lasciò al calcio un’eredità importantissima e fondamentale senza la quale questo sport non sarebbe ciò che è oggi; il suo talento fu riconosciuto da grandi campioni della sua epoca come Ferenc Puskás che riconobbe le grandi basi lasciate dall’allenatore inglese al movimento calcistico ungherese.

Nel 2012 la rivista spagnola Panenka lo nominò capostipite della linea evolutiva del calcio caratterizzato dal possesso palla, mentre nel 2013 fu inserito dalla rivista World Soccer al 24° posto nella classifica dei migliori allenatori di sempre.

Questo piazzamento è sbalorditivo considerando il periodo i cui è protagonista, periodo senza grandi tornei internazionali e con una visibilità minima rispetto ai suoi colleghi del periodo moderno.

Il caso Hogan rimane un esempio per il calcio e per la società moderna: l'innovazione non è una minaccia da cui difendersi, ma un'opportunità da analizzare. Il rifiuto categorico di una visione alternativa non porta mai a uno sviluppo culturale positivo, ma ad una cultura stagnante e pericolosa.